tetti verdiNon è la prima volta che nostro Paese viene schiacciato dal problema delle alluvioni.

Cosa manca? Cosa si potrebbe fare per contrastare questi eventi calamitosi?

In giorni come questi, dove il dramma che affligge la Regione Sardegna interessa e colpisce ognuno di noi, bisogna cogliere l’occasione per riflettere e capire gli interventi e le strategie da mettere in atto per limitare i danni causati da eventi simili.

Ogni valutazione ci porta a pensare agli strumenti che mancano, all’organizzazione spesso colma di lacune.

Una delle soluzioni risiede sicuramente in una corretta pianificazione territoriale e strategica.

Il Piano di emergenza comunale, per esempio, secondo quanto indicato dal decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59 convertito con la legge 12 luglio 2012, n. 100, è obbligatorio per ogni Comune ma nonostante ciò non è ancora stato adottato da ogni singola Amministrazione.

In Sardegna, ad oggi, solo una piccolissima percentuale dei Comuni ha adottato il Piano e ora ne sente la mancanza e ne capisce l’utilità, perché è in momenti come questi che è fondamentale avere delle linee guida previsionali che aiutano a prevenire e a gestire l’emergenza.

Un’altra soluzione potrebbe invece essere quella di guardare all’estero per capire come vengono affrontate le calamità in altri luoghi.

Ci ha colpito l’esempio di Rotterdam, una città che vive da sempre con l’acqua, che con l’acqua deve rapportarsi continuamente. Sarà per la particolare morfologia, sarà per una cultura sicuramente più previdenziale, ma Rotterdam ad oggi è vista come una città a prova di inondazione, nonostante il pericolo di allagamenti sia costantemente in agguato.

I Paesi Bassi sono all’avanguardia quando si tratta di progettazione urbana e territoriale, per questo riteniamo utile esaminare il caso specifico. Rotterdam è una città-tipo che a cui non basta contenere e smaltire l’acqua piovana: ha capito che deve assorbirla. L’Amministrazione intera, consapevole del cambiamento climatico in atto, sta ri-progettando la città in modo tale che ogni infrastruttura, strada, piazza o marciapiede che sia, possa contenere al suo interno dell’acqua; dighe e barriere ad oggi non bastano più, quindi la città necessita di una trasformazione che la porti ad assorbire l’acqua in eccesso, proprio come se fosse una spugna.

Un esempio concreto delle azioni in corso è rappresentato dall’uso estensivo del verde: con le sue mille configurazioni, giardini, aiuole, green walls e roof garden, viene posizionato ad hoc sul territorio col fine di sfruttarne le proprietà assorbenti. Con una mirata installazione del verde, verranno mitigati gli effetti dell’acqua piovana arricchendo, nel contempo, la città.

Un altro passo importante è rappresentato dagli incentivi statali che spronano anche il singolo cittadino ad installare sistemi di contenimento dell’acqua:  campagne di diffusione dei tetti verdi e agevolazioni fiscali per chi recupera l’acqua piovana sembrano gli elementi chiave per uno sviluppo globale che coinvolge la comunità intera.

Prendiamo spunto da queste riflessioni: non stiamo a guardare e ad aspettare che le calamità prendano il sopravvento; impariamo ad usare ed applicare gli strumenti di pianificazione in nostro possesso  in modo mirato e guardiamo alle best practice che  ci circondano per trovare degli spunti che ci possano aiutare nell’innovazione.