riqualificazionedefPrendiamo il caso della Tate Modern, una ex centrale elettrica degli anni Cinquanta ristrutturata e trasformata in una galleria d’arte moderna (la più visitata al mondo con oltre quattro milioni e mezzo di visitatori ogni anno).  Negli anni ’80 quando la centrale fu chiusa più volte pensarono ad una demolizione, ora la Sala Turbine, un tempo sala delle turbine della centrale elettrica di Bankside, è lo spazio espositivo di riferimento per le collezioni di eccellenza di arte moderna e contemporanea.

Questo dovrebbe essere il riutilizzo di quello che viene definito “patrimonio archeologico industriale” includendo sia le strutture che le aree abbandonate come le centrali per la produzione di energia, le stazioni ferroviarie, i ponti, i porti, i quartieri operai, le fabbriche, i magazzini ect.

Soprattutto in Europa si è diffuso il fenomeno della riconversione e del riuso di queste strutture, infatti oltre alla Tate moderm, esempi sono la Gare d’Orsay la vecchia stazione  dei treni di Parigi divenuta museo d’arte moderna e il quartiere londinese dei Docks magazzini abbandonati che a partire dagli anni 80 iniziarono ad essere convertiti in studi per artisti e loft a basso costo.

Nel frattempo in Cina  sono iniziati i lavori per la costruzione di un albergo a 19 piani all’interno di una cava abbandonata profonda oltre 100 metri alla base della montagna Tianmenshan, nel distretto di Songjiang. La particolarità della struttura è che si svilupperà quasi esclusivamente all’interno della cava, per limitare l’impatto ambientale e punterà molto sull’adozione di sistemi a risparmio energetico.

E in Italia? Esistono alcuni esempi importanti dal Lingotto di Torino, alla riqualificazione del Porto di Genova, alla Fabbrica del vapore di Milano, tanto per citarne qualcuno.

Gli interventi sono tra loro diversi ma l’obiettivo principale che lega tutti questi progetti è quello di ristabilire l’antico legame con la città, creare un collegamento con il passato per trovare una nuova risorsa, non solo economica, per il futuro.

E’ un favore che dobbiamo al passato, visto che questi luoghi completamente abbandonati un tempo fervevano di energia ed erano il centro pulsante dell’economia delle città.

La risorsa vincente? L’Unione Europea facilita il recupero delle aree industriali dismesse con  numerosi programmi, attraverso il coinvolgimento di attori locali sia pubblici che privati, che intravedono nel progetto strategico la soluzione e un’opportunità per la cittadinanza e il territorio, al di là delle scadenze di mandato.

La volontà dell’UE anche per il periodo 2014-2020, è di concentrare le priorità di spesa dei fondi strutturali, in primis il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), sullo sviluppo urbano sostenibile, attraverso la rigenerazione di aree degradate e dismesse.

Dal momento che ci sono ancora risorse sulla programmazione 2007/2013 e che l’Italia deve ancora spendere il 60% dei 49,5 miliardi di euro a lei destinati (diversamente dovrà restituirli), visto che esistono anche altri strumenti di finanziamento dagli accordi di sviluppo territoriale ai programmi strategici agli accordi di programma, la parola d’ordine è spendere ed andare oltre con i progetti come esempio per le nuove generazioni.

E’ una scommessa importante che deve essere vinta in modo utile, rapido e concreto.