Bilbao_Guggenheim

È ormai dal 2008 che i termini “crisi economica” ci accompagnano quotidianamente. Spesso si sente parlare di una ripresa che non dovrebbe tardare a venire, ma più frequentemente arrivano dati non incoraggianti. L’ultima notizia in ordine di tempo è quella arrivata dall’ISTAT in questi giorni : nel secondo trimestre del 2013 il Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,0% nei confronti del secondo trimestre 2012. I consumi si riducono e le aziende che falliscono aumentano. Da un ampio e recente studio di Bankitalia, emerge che la crisi ha “distrutto tutti i settori dell’industria italiana”. Il declino non è, però, irreversibile, purché le imprese sappiano trasformarsi. Diviene sempre più fondamentale pensare e, soprattutto, agire in modo innovativo.

Da qui nasce un’idea: e se fossero l’architettura e, più in generale, la cultura a salvarci? L’industria tradizionale ha un ciclo di produzione molto lungo e un rischio di investimento alto. L’industria del futuro deve avere un ciclo sempre più breve che può esistere solo se la merce viene consumata velocemente, ma l’aspetto ambientale non può più essere trascurato. L’”industria” del futuro diviene allora la cultura: conferenze, mostre, esposizioni, ecc. hanno un ciclo di vita molto breve senza per questo produrre oggetti che diventano subito rifiuti e, in più, diventano l’occasione per riqualificare vecchi spazi o intere città, grazie all’intervento dell’architettura di qualità.

La prima città che ha visto, in questo meccanismo, la soluzione alla crisi è stata Bilbao, in Spagna. Alla fine degli anni ’80, la città, fino ad allora caratterizzata da un’altissimo numero di industrie, ha visto aumentare la disoccupazione fino al 40% a causa della crisi industriale. La città spagnola è riuscita a risollevarsi trasformando la propria produzione, passando dall’industria tradizionale all’industria di servizi. Tutto è partito dalla riqualificazione di un’area dismessa che è diventata la sede spagnola dell’ormai celeberrimo museo Guggenheim progettato dall’architetto Frank Gehry. A fronte di un elevato investimento iniziale, oggi la città ha trovato un posto di primo piano nel mercato del turismo mondiale e grazie all’innovazione e all’architettura di qualità, ha saputo rinascere. Al museo di Ghery sono seguite altre opere di famosi architetti (il ponte di Calatrava, la metropolitana di Foster…) che hanno reso Bilbao la città del contemporaneo.

L’Italia, ricchissima di cultura, con numerose aree a disposizione da riqualificare, sarà in grado di fare altrettanto?