Edifici abbandonatiNel 2011 è nata una start-up, [im]possible living, con un intento totalmente nuovo: recensire tutti quei palazzi abbandonati, borghi dimenticati ed edifici in disuso sparsi sul territorio italiano. Ma in cosa consiste effettivamente questa start up? E’ un sito di crowd-sourced  che funziona in un modo simile ad un blog: ogni utente può aggiungere una segnalazione per esempio su un edificio diroccato e soprattutto può esprimere la propria idea sulla sua riattivazione.

[im]possible living si propone come facilitatore di processi di rivalorizzazione di spazi abbandonati e un raccoglitore di esigenze delle comunità. L’intento è quello di creare un data space di edifici e di spazi che meritano una seconda vita.

La circolazione delle idee può scatenare processi di riattivazione e di riutilizzo, questo è il fattore principale che ci permette di pensare di ripristinare il valore degli edifici abbandonati.

Come funziona? Dopo l’iscrizione gratuita al sito, si accede con il proprio cellulare alla App e si scatta una fotografia sull’area d’interesse. Successivamente si possono aggiungere alcune informazioni con una breve descrizione, la categoria dell’edificio, le dimensioni e lo stato conservativo.

Dopodiché la community diventa protagonista, si interroga e definisce gli interventi minimalisti o più massicci da proporre.

Parliamo spesso di cifre che indicano quanti sono gli edifici che necessitano di una riqualificazione, ma quando ci soffermiamo su quelli ormai abbandonati? Quante volte pensiamo ad un luogo davvero abbandonato?

L’iniziativa è interessante perché ci offre uno strumento per conoscere il territorio. Inoltre, l’azione non si limita a censire i fabbricati in stato di abbandono ma punta ad innescare concorsi di idee per la loro ri-progettazione e la loro ri-contestualizzazione nel territorio.

Si contano circa 2 milioni di edifici in totale degrado: pensiamo a come riconvertirli, a come farli rientrare nel patrimonio pubblico.

Nell’ambito della riqualificazione si possono considerare diversi gradi di riattivazione di un complesso: si può valutare l’uso temporaneo, che consentirebbe l’allestimento per esempio di eventi di breve durata come mostre, esposizioni o performance artistiche, l’uso a breve termine per iniziative più durature quali possono essere i workshop e l’uso di lunga durata che di fatto porta ad una riconversione definitiva dello stabile.

Bisogna credere e progettare una riqualificazione anche per piccoli passi perché il cambiamento inizia anche dalle piccole cose.

Focalizziamo la nostra attenzione su interventi spesso importanti che coinvolgono interi quartieri o aree urbane sterminate, ma anche i piccoli elementi hanno bisogno di cura dal punto di vista architettonico e ambientale.

La riqualificazione è un pretesto di arricchimento del paesaggio, è un atto di bonifica e di salvaguardia del territorio e del nostro patrimonio culturale. Con questo spirito possono prendere vita nuovi elementi, nuovi fabbricati e angoli urbani localizzati in zone attualmente incomplete o comunque non valorizzate.