1350042613library_bookGli italiani si sa, sono un popolo di scrittori, ma non si può dire che siano anche un popolo di grandi lettori. Le più recenti  statistiche indicano, infatti, che solo il 46% degli italiani ha letto almeno un libro all’anno.

Alla luce di questi dati è scaturito il decreto Destinazione Italia, un complesso di norme nato con l’intento di facilitare gli investimenti nel nostro Paese. In quest’ottica di ragionamento, il “bonus fiscale per l’acquisto di libri” è stato pensato come una mossa per rilanciare la lettura in Italia e per provare a favorire una maggiore diffusione dei libri cartacei. Il decreto, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 13 dicembre, inizialmente prevedeva una detrazione fiscale del 19% sulle spese sostenute per l’acquisto di libri per un importo massimo di 1.000 euro per l’acquisto di testi universitari e 1.000 euro per tutti gli altri libri.

In seguito però a un emendamento approvato nei giorni scorsi dalle commissioni Attività produttive e Finanze della Camera, il tanto apprezzato “bonus libri” si è trasformato in un “bonus librai”. L’emendamento sostituisce infatti l’originale testo «persone fisiche e giuridiche» destinate agli sgravi con «esercizi commerciali che effettuano la vendita di libri al dettaglio». Inoltre, in seguito all’emendamento, la detrazione non riguarda più tutti i libri, ma è stata ristretta ai soli libri di lettura e non testi scolastici e riservata agli studenti delle scuole superiori con un reddito annuo inferiore ai 25.000 euro. Gli studenti riceveranno un voucher di  importo ancora non definito, che dovranno presentare nelle librerie che faranno richiesta per usufruire del credito d’imposta. Immediate le polemiche da parte dei librai, i quali dovranno praticamente farsi carico nell’immediato dello sconto del 19% e solo a fine anno potranno recuperare la detrazione con un credito d’imposta. Un’iniziativa non molto favorevole per le librerie, che ormai da più di un anno chiudono i propri bilanci in negativo.

Il governo respinge le critiche sostenendo l’esiguità delle risorse, solo 50 milioni per il triennio 2014-2020. I fondi messi a disposizione dal decreto Destinazione Italia non erano infatti sufficienti a garantire una generale applicazione delle agevolazioni fiscali con conseguente limitazione dei beneficiari del provvedimento.

Insomma, un’iniziativa lodevole accolta con grande entusiasmo, una breve illusione di una reale  scommessa da parte del governo sui libri e sulla cultura per la crescita sociale ed economica del Paese, ma che è stata subito ridimensionata per trasformarsi e rimanere solamente un sogno nel cassetto. Riusciremo a riaprirlo?