laureaL’istruzione è una delle politiche che stanno più a cuore dell’UE, coinvolta direttamente dalla Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Proprio per questo l’UE investe molte risorse nella formazione: il programma Erasmus+ prevede di spendere più di 14 miliardi di euro tra il 2014 e il 2020, oltre agli 80 miliardi previste dai fondi FSE.

Può essere interessante quindi leggere il rapporto che Eurostat ha recentemente pubblicato relativo ai dati relativi al livello di istruzione dei cittadini dei 28 Stati membri UE, ponendoli in relazione agli obiettivi della Strategia Europa 2020 che mira a ridurre l’abbandono scolastico al di sotto del 10%, e aumentare al 40% i laureati nella fascia di età 30-34 anni.

I dati statistici evidenziamo come nel 2013 la percentuale di giovani adulti (tra i 30 e i 34 anni) che hanno completato un percorso di istruzione “terziaria” (ovvero di livello universitario e post-universitario) è salita al 37%. Nel 2002, quando è iniziata la rilevazione, il dato era al 24%. Per quanto riguarda invece la percentuale di abbandono scolastico dei giovani tra 18 e 24 anni, nel 2013 la percentuale era scesa dal 17% (2002) al 12%.

I target da raggiungere entro il 2020 non sembrano quindi molto lontani. Tuttavia persistono forti differenze tra i singoli stati.

Ad esempio, Irlanda, Lussemburgo e Lituania fanno registrare la percentuale più alta di giovani adulti che hanno completato un percorso di studi universitario, con percentuali che superano il 51%. Alcuni paesi hanno subito un forte incremento tra il 2002 e il 2013: lo stesso Lussemburgo è passato dal 23,6% al 52,5%, la Polonia dal 14,4% al 40,5% e la Romania dal 9,1% al 22,8%. Sul fronte dell’abbandono scolastico le percentuali più basse si riscontrano in Croazia (3,7%), Slovenia (3,9%), Repubblica Ceca (5,4%) e Polonia (5,6%), mentre i paesi dove i giovani tra i 18 e i 24 anni abbandonano maggiormente gli studi sono Spagna (23,5%), Malta (20.9%) e Portogallo (19,2%).

Per quanto riguarda l’Italia si registra la percentuale più bassa (22,4%) di giovani adulti che hanno completato percorsi di istruzione universitaria, con una netta prevalenza delle donne (27,2%) rispetto agli uomini (17,7%). Per quanto riguarda l’abbandono scolastico, l’Italia si ferma al 17%, media tra il 20,2% di uomini e il 13,7% di donne. Significativo il fatto che tra il 2012 e il 2013 il calo è stato solo dello 0,6%.

I target della Strategia EU2020 si riferiscono alla media europea, e per ogni Paese è sono stati identificati obiettivi specifici in considerazione del livello di partenza. Considerando i target per Paese, l’Italia è in linea per quanto riguarda l’abbandono scolastico mentre deve ancora migliorare molto in riferimento alla percentuale di laureati.

Tuttavia, nonostante i passi avanti dell’ultimo decennio, il ritardo italiano rispetto all’Europa e il divario territoriale interno è ancora molto forte. Infatti, il livello di istruzione dipende dall’estrazione sociale, dal contesto socio-economico e dal territorio: forte il divario delle competenze di italiano e matematica tra gli studenti dei licei e quelli degli istituti professionali, anche tra Nord e Sud la qualità del sistema educativo varia moltissimo. Anche le famiglie influenzano fortemente i risultati: un tasso alto di abbandono scolastico si nota di più nelle famiglie i cui genitori hanno solo la terza media con una media del 27,7%, mentre scendiamo al 2,9% nelle famiglie i cui genitori sono laureati.
Il divario tra Nord e Sud è confermato dalla percentuale di diplomati al Nord che è del 59% contro il 48,7% dei diplomati al Sud; la quota di Neet ossia dei giovani tra i 15 e i 29 anni  che non lavorano e non studiano sono il 31,9% nel Mezzogiorno, praticamente il doppio della quota relativa al Nord (15,4%).

La competitività di un Paese è il risultato di un insieme di variabili, compreso il livello di istruzione della popolazione. L’Italia quindi in una situazione di crisi -non solo economica- come quella di questi anni deve convincersi che, se intende competere con i propri pari, deve cambiare rotta iniziando a investire nell’istruzione….un investimento a lungo termine che coinvolge tutti: amministrazione pubblica, cittadini e aziende.