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In questi giorni si sta giocando una partita decisiva, che determinerà l’allocazione dei fondi europei destinati dall’Italia per il prossimo periodo di programmazione 2014/2020. Si parla complessivamente di un totale che ammonta a circa 28 miliardi (erano circa 27 quelli della precedente programmazione 2007/2013), ai quali si aggiungeranno circa 24 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale, insieme a 55 miliardi di euro per il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (ex Fondo aree sottoutilizzate, FAS).

Parliamo quindi in totale, di circa 107 miliardi di euro per le politiche di Coesione del settennato 2014-2020: cifre di tutto rispetto, realmente in grado di condizionare lo sviluppo di un Paese, se ben sfruttate: vale la pena quindi soffermarsi per capirne di più.

Un primo dato interessante ci viene dalla programmazione 2007/2013,  oramai in chiusura: forti sono state le polemiche sul ritardo di spesa accumulato rispetto all’impiego dei fondi strutturali (ovvero quei fondi europei che vengono a livello nazionale e regionale per sostenere lo sviluppo dei territori).  Nelle Regioni più virtuose i dati a maggio 2013, evidenziano una capacità di spesa che si attesta al 49% del disponibile, tanto da portare il Ministro Trigilia ad affermare che: “Questi risultati  confermano che rimangono difficoltà nella realizzazione degli interventi programmati (…)”. Da ricordare che il rischio legato al mancato conseguimento degli obiettivi UE comporta, infatti, secondo i Regolamenti comunitari, una riduzione delle risorse messe a disposizione (disimpegno dei fondi), con un conseguente danno per i territori che si vedono privati di questa mancata opportunità.

In risposta a tale situazione il Governo ha proposto l’istituzione di un’Agenzia per la Coesione territoriale (la cui entrata in funzione è prevista per marzo 2014), che avrà il compito di attuare un monitoraggio continuo e sistematico sull’uso dei fondi, per intervenire tempestivamente laddove emergano problemi nella gestione delle risorse. Ancora molti sono i dubbi da chiarire rispetto al modello che l’Agenzia adotterà e all’effettivo potere di intervento: si è inizialmente parlato di un pool di 120 esperti, ora sembrerebbe che l’Agenzia verrà attivata impiegando personale del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo… A breve sapremo come andrà a finire, di certo tutti sono concordi nel sostenere che, l’ultima cosa che serve, è un’ennesima sovrastruttura poco incisiva e molto costa. Vedremo.

In questo quadro generale, ulteriori dati vengono dalla proposta di distribuzione delle risorse 2014/2020, che vedono:

  • l’assegnazione di 7 miliardi di euro alle Regioni dell’obiettivo Competitività (Centro-Nord)
  • 1 miliardo di euro per le Regioni in transizione, cioè Abruzzo, Molise e Sardegna
  • 20 miliardi per le Regioni Convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, più la Basilicata)

Questi fondi verranno quindi attivati dalle Regioni su temi specifici, selezionati in coerenza con gli obiettivi della politica di coesione Europa.

Priorità assoluta è data ai temi della ricerca, dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione e della competitività delle PMI, intese quali leve imprescindibili per il rilancio dell’economia nazionale. A questi obiettivi sarà dedicato il  37% dei fondi.

Altro tema di forte predominanza quello legato alla promozione dell’occupazione, che passa dal 4,1% delle risorse, nel periodo 2007-2013, al 14% per il 2014/2020.

C’è poi spazio per altri obiettivi, quali:

  • la valorizzazione dei beni ambientali e culturali
  • l’inclusione sociale e il contrasto alla povertà
  • la formazione
  • i programmi urbani, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica e dell’economia digitale

Com’è chiaro le sfide e le opportunità non mancano: secondo voi, sarà questa l’occasione giusta per l’Italia?