et Iniziano ad essere pubblicate dalle Regioni, in queste settimane, le prime proposte di Programmi Operativi per l’utilizzo dei fondi europei: una novità importante che permette di capire come saranno destinate le risorse per il prossimo periodo di programmazione 2014/2020. I programmi nazionali e regionali, infatti, sono declinati riprendendo gli obiettivi tematici fissati nell’Accordo di Partenariato per l’Italia, in coerenza con la programmazione comunitaria, ovvero:

1 ‐ rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione

2 ‐ migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché l’impiego e la qualità delle medesime

3 ‐ promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, il settore agricolo e il settore della pesca e dell’acquacoltura

4 ‐ sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori

5 ‐ promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi

6 ‐ tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse

7 ‐ promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete

8 ‐ promuovere un’occupazione sostenibile e di qualita’ e sostenere la mobilita’ dei lavoratori

9 ‐ promuovere l’inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione

10 – investire nell’istruzione, nella formazione e nella formazione professionale per le competenze e l’apprendimento permanente

11 ‐ rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e un’amministrazione pubblica efficiente

 

Tutti temi selezionati per sostenere uno sviluppo competitivo, inclusivo e sostenibile nel nostro Paese e, più in generale, dell’Europa. Le risorse (FESR, FSE e FEASR) stanziate da programmi Operativi andranno a beneficio di nuovi progetti e programmi di intervento che saranno attivati nel territorio delle diverse regioni italiane.

In questo quadro generale, spicca però un’importante novità, che il DPS – guidato da Fabrizio Barca – , sta promuovendo: lo sviluppo di un approccio sperimentale e marcatamente territoriale nella definizione delle politiche di utilizzo dei fondi europei, che  – in una situazione di crisi generale – permetta di far emergere e sostenere quelle realtà (pubbliche, private o del terzo settore) in controtendenza, che stanno portando avanti nuove idee, modelli e iniziative in grado di rispondere ad esigenze concrete del territorio.

Tutto ciò trova declinazione in una nuova politica sperimentale per le aree interne del paese: aree considerate spesso secondarie e marginali, dove le popolazione è in calo e dove i problemi di carattere sociale (ma anche infrastrutturale, ambientale ed economici) sono sempre più marcati.

Il punto della questione è che queste aree “interne” sono più del 50% del territorio nazionale: è evidente che se si riuscisse a “rimetterle in funzione” con nuove politiche, progetti e nuove idee, l’equilibrio economico complessivo del Paese ne avrebbe un significativo beneficio. Sembra un ragionamento scontato, ma in realtà è la prima volta che il tema viene posto e affrontato in questi termini.

Da qui la volontà di indagare con un nuovo approccio quello che realmente questi territori sono in grado di esprimere: non stiamo parlando di spazi “vuoti”, ma di zone che perlopiù hanno un forte valore ambientale, culturale ed identitario. Aree dove l’iniziativa dei singoli può fare la differenza e può rappresentare una traccia da seguire per superare le tradizionali logiche di programmazione, guardando al territorio per quello che effettivamente è in grado di offrire.

Non più quindi una programmazione calata dall’alto, sulla base degli obiettivi fissati a livello comunitario, ma una visione dal basso, dove l’eccezionalità di un percorso progettuale può diventare un’occasione di sviluppo per molti.  Per rendere meglio l’idea, l’On. Barca ha definito queste persone “alieni”:  persone che stonano nel contesto marginale in cui operano, proprio perché il loro operare è  innovativo,  va contro le tendenze e traccia uno scenario di sviluppo diversamente non immaginabile o sostenibile.

Persone che devono essere valorizzate nel loro percorso, per promuovere un rilancio più ampio del territorio nel quale operano.

Quanti possono essere, dunque, questi alieni italiani? Pensiamo che sarebbe difficile contarli perché siamo certi che l’elenco potrebbe essere davvero lungo.

Guardiamo quindi con estrema attenzione ed interesse a questa sperimentazione: un nuovo approccio rispetto agli scarsi risultati della programmazione 2007/2013 ci sembra indispensabile.