smart-citySempre più spesso sono disponibili opportunità di finanziamento, a vario livello (regionale, nazionale o europeo), che pongono l’attenzione e mettono a disposizione risorse per lo sviluppo di smart city. L’ultimo, in ordine di tempo, è il progetto “Energia da Fonti Rinnovabili e ICT per la Sostenibilità Energetica” del CNR che intende studiare e sperimentare un insieme coordinato di soluzioni innovative per rendere le città sostenibili da un punto di vista energetico-ambientale; il progetto mette concretamente a disposizione 1 milione di euro per trasformare tre città in smart cities.

Qual è, però, uno dei punti più critici, in termini energetici, per lo sviluppo di città intelligenti? Sicuramente è da affrontare in modo prioritario il problema del fotovoltaico, degli accumuli domestici e della connessione degli impianti solari, già così diffusi nelle nostre città. Una buona occasione per sviluppare progetti innovativi è data dalla nuova programmazione europea 2013-2020 che mette a disposizione 5 miliardi per energia e smart grid.  Riuscirà l’Europa a co-finanziare progetti innovativi legati all’accumulo dell’energia ricavata da sole? Si tratta di energia pulita e inesauribile che, sviluppando sistemi innovativi di storage, consentirebbe alle nostre città di diventare davvero intelligenti nella gestione energetica, non solo nell’ambito degli usi domestici, ma anche rendendo la mobilità elettrica davvero pulita, perché alimentata con l’energia del sole.

La possibilità di accumulo dell’energia solare, inoltre, potrebbe avere ripercussioni dirette dal punto di vista economico sui proprietari di impianti fotovoltaici e quindi, potenzialmente, su tutti coloro che hanno installato un impianto sul tetto della propria abitazione. L’aspetto economico legato agli impianti fotovoltaici è quanto mai importante in questo momento, dato che il contatore fotovoltaico del GSE ha individuato il 6 giugno 2013 quale data di raggiungimento del costo indicativo cumulato annuo degli incentivi di 6,7 miliardi di euro e quindi dal 6 luglio 2013 hanno cessato di applicarsi il Decreto Ministeriale 5 luglio 2012 e le previsioni di cui ai precedenti Decreti di incentivazione della fonte fotovoltaica (incentivi del conto energia).

Per comprendere come la mancanza di sistemi di accumulo possa avere ripercussioni economiche dirette, è esplicativo il caso pratico di un cittadino austriaco che ha installato sulla propria abitazione un impianto fotovoltaico. Il 20 giugno 2013 la Corte di Giustizia UE, nella causa C-219/12, si è pronunciata sul tema della qualificazione come “attività economica” dell’operazione di messa in rete dell’energia derivante da un impianto fotovoltaico posto sul tetto di un’abitazione da parte di un privato cittadino. Il caso sottoposto al giudizio della Corte riguardava un cittadino austriaco che, dopo aver installato sul tetto della propria abitazione un impianto fotovoltaico privo di capacità di immagazzinamento, aveva iniziato a produrre energia elettrica che, in forza di un contratto di cessione a tempo indeterminato con la società gestore della rete elettrica, era stata “messa in rete” a fronte di un corrispettivo comprensivo di IVA.
Il soggetto cedente, nel periodo 2005 – 2008, aveva ovviamente utilizzato energia elettrica per uso domestico attingendo dalla rete per un ammontare di kWh superiore a quella ceduta in origine e nonostante ciò aveva chiesto il rimborso per l’IVA assolta a monte e relativa all’acquisto dell’impianto fotovoltaico. Tale richiesta veniva respinta dall’Amministrazione finanziaria austriaca (Finanzamt) in quanto il diritto di detrazione dell’IVA spetterebbe unicamente nel caso in cui lo sfruttamento dell’impianto fotovoltaico avvenga nell’esercizio di un’attività commerciale che il richiedente, nel caso di specie, non avrebbe svolto.
Ai sensi dell’articolo 4 sesta direttiva, è soggetto passivo IVA chiunque eserciti in modo indipendente e in qualsiasi luogo una delle attività economiche indicate dal successivo par. 2, che definisce tali tutte quelle di produttore, commerciante o prestatore di servizi di operazioni che comportino lo sfruttamento di un bene immateriale o materiale per ricavarne introiti aventi un certo carattere di stabilità indipendentemente dagli scopi o dai risultati perseguiti ed ottenuti (i.e. carattere obiettivo dell’attività economica). Nel caso in cui (come quello di specie) un bene si presti ad utilizzi promiscui economico – privati, un analisi di prevalenza deve essere effettuata. Sulla capacità di un simile impianto di generare introiti, la Corte di Giustizia osserva come in tale definizione rientri tutto ciò che è contropartita (anche se non genera profitti) dell’attività esercitata cosa che, nel caso di specie, si sarebbe verificata (cessione energia in rete – remunerazione).
Il fattore dirimente, secondo la Corte, è dato dal meccanismo di funzionamento del rapporto tra impianto – rete e rete – gestore/consumatore: infatti, osserva la Corte, l’impianto fotovoltaico in questione, essendo privo di capacità di immagazzinamento, deve necessariamente cedere tutta l’energia che produce alla rete; successivamente, come ogni altro utente, il gestore dell’impianto acquista dalla rete energia elettrica per l’uso domestico. Secondo la Corte perciò deve essere respinta la tesi, sostenuta dal Governo austriaco, per cui la circostanza che la quantità di energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico non ecceda quella necessaria a soddisfare le esigenze domestiche del gestore escluda automaticamente la possibilità che sia prodotta qualsiasi forma di introito.
Pertanto, la Corte di Giustizia ha pronunciato il principio per cui “L’articolo 4, paragrafi 1 e 2 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio del 17 maggio 1977 (…) Sistema comune di imposta sul valore aggiunto (…) deve essere interpretato nel senso che lo sfruttamento di un impianto fotovoltaico installato sopra o nelle vicinanze di un edificio privato ad uso abitativo e strutturato in modo tale che la quantità di energia elettrica prodotta, da un lato sia costantemente inferiore alla quantità complessiva di energia elettrica consumata per uso privato dal gestore dell’impianto e dall’altro, sia ceduta in rete a fronte di un corrispettivo, con realizzazione di introiti aventi carattere di stabilità, rientra nella nozione di “attività economiche” ai sensi di detto articolo”.

Con un impianto di accumulo il cittadino austriaco avrebbe potuto evitare di cedere e riacquistare l’energia prodotta e quindi la sua attività non sarebbe stata classificata come economica. Al di là del singolo caso, è comunque evidente che spesso lo scambio con la rete non è vantaggioso per il cliente e che uno dei problemi principali all’affermarsi dei sistemi casalinghi di produzione di energia da fonti rinnovabili è la stabilità dell’energia. Accumulare l’energia del sole per impiegarla quando serve ha delle grandi potenzialità applicative, per questo la ricerca e l’innovazione dovrebbero essere indirizzate lungo queste strada, opportunamente sovvenzionate e supportate a livello istituzionale.